PAESTUM WINE FEST
La perfetta oratoria di Davide Gangi sul giornalismo che conquista il mondo
di Valentina Taccone e Lucia I. Migliaccio
In un momento di profonda trasformazione per il mondo del vino italiano, tra calo dei volumi, nuovi modelli di consumo e un bisogno sempre più forte di autenticità, diventa fondamentale fermarsi a leggere il presente con uno sguardo lucido e strategico.
Davide Gangi, fondatore di Vinoway e consulente di marketing e comunicazione del vino, dà voce un’analisi articolata e concreta sui cambiamenti in atto nei mercati, nel linguaggio e nelle relazioni che attraversano la filiera vitivinicola. Dai trend di consumo alle nuove opportunità per produttori e operatori, dal ruolo chiave delle sinergie tra ristorazione, distribuzione e agenti, fino all’impatto di sostenibilità, digitale e neuromarketing sul comportamento dei consumatori, questa intervista restituisce una visione chiara: il futuro del vino non passa dai numeri, ma dalla capacità di costruire valore, fiducia e relazioni credibili.
Voce che da il via ad un dialogo che mette al centro il vino come esperienza culturale e relazionale, e che invita il settore a ripensare comunicazione, leadership ed eventi in chiave più contemporanea, inclusiva e consapevole.
Sui mercati del vino in Italia, qual è l’occhio analitico di Davide Gangi? Quali territori o denominazioni stanno crescendo di più e quali opportunità vedi per produttori e operatori di settore nei prossimi anni?
“Il mercato del vino in Italia sta vivendo una fase di selezione naturale. I volumi calano, ma cresce l’attenzione verso vini riconoscibili, territoriali e coerenti. Oggi non vince chi produce di più, ma chi costruisce valore e fiducia nel tempo. Le opportunità per produttori e operatori nei prossimi anni passano da tre fattori chiave: posizionamento chiaro, canali giusti e comunicazione evoluta. L’Ho.Re.Ca. e l’enoturismo tornano centrali come strumenti di reputazione, mentre la sostenibilità deve essere concreta, misurabile, non uno slogan. Il futuro del vino italiano non è nella rincorsa ai numeri, ma nella capacità di fare sistema, creare network e trasformare ogni bottiglia in un racconto credibile di territorio, cultura e visione.”
Il consumo di vino sta cambiando rapidamente, soprattutto tra le giovani generazioni. Come si può innovare la comunicazione di settore attraverso eventi, formazione e una leadership inclusiva per intercettare questi cambiamenti?
“Il consumo di vino sta cambiando perché stanno cambiando le persone, i loro valori e il loro modo di relazionarsi ai prodotti. Non è una perdita di interesse verso il vino, ma un allontanamento da linguaggi, rituali e modelli percepiti come distanti. Per intercettare questo cambiamento serve una comunicazione più consapevole e contemporanea, costruita su tre direttrici fondamentali. Gli eventi devono evolvere: meno formalità, meno autoreferenzialità e più emozione. Il vino va inserito in contesti culturali, sociali e creativi, capaci di generare coinvolgimento reale. Le nuove generazioni cercano momenti da vivere e condividere, non lezioni frontali. L’esperienza deve precedere la spiegazione tecnica. La formazione di settore va ripensata. Accanto alla degustazione e alla conoscenza del prodotto, sono indispensabili competenze di comunicazione, storytelling, marketing digitale e lettura dei comportamenti di consumo. Formare oggi significa aiutare operatori e produttori a interpretare il presente e a dialogare con pubblici diversi.
Il settore ha bisogno di una leadership meno verticale e più aperta. Una leadership che ascolta, valorizza i giovani, accoglie nuove professionalità e favorisce il confronto tra generazioni. Oggi l’autorevolezza non nasce dall’imposizione, ma dalla coerenza, dalla credibilità e dalla capacità di creare connessioni. In sintesi, innovare la comunicazione del vino significa spostare il focus dal prodotto alla relazione. Il vino tornerà centrale quando saprà parlare il linguaggio del suo tempo, con autenticità, rispetto e visione”
Quanto contano le sinergie tra i protagonisti del mondo vitivinicolo e ristorativo? Quali strategie funzionano meglio per costruire relazioni durature tra produttori, sommelier, ristoratori e operatori del settore?
“Le sinergie tra i protagonisti del mondo vitivinicolo e ristorativo oggi sono decisive. Ma, per la prima volta in modo chiaro, è necessario riconoscere e integrare pienamente anche il ruolo strategico degli agenti di commercio e dei distributori, veri snodi tra produzione, mercato e consumo.
Il vino non arriva al consumatore per caso: arriva attraverso una filiera di relazioni. E quando uno solo di questi anelli viene sottovalutato, l’intero sistema perde efficacia. Produttori, ristoratori, sommelier, agenti e distributori devono condividere una visione comune. Non si tratta solo di vendere bottiglie, ma di costruire valore, posizionamento e continuità nel tempo. La sinergia funziona quando ogni figura è rispettata per la propria competenza specifica. Gli agenti non sono semplici venditori: sono interpreti del mercato, osservatori privilegiati delle dinamiche territoriali e ambasciatori del brand. Coinvolgerli nei progetti, negli eventi e nelle strategie di comunicazione rafforza l’efficacia commerciale e la coerenza del messaggio. Produttori, sommelier, ristoratori, agenti e distributori devono parlare lo stesso linguaggio. Degustazioni, incontri formativi e momenti di confronto comune permettono di allineare visione, narrazione e obiettivi commerciali. Cene a quattro mani, presentazioni in sala, visite in cantina, eventi dedicati al trade: quando tutte le figure partecipano, si crea un senso di appartenenza che va oltre il singolo ordine o la singola etichetta.
Politiche di prezzo chiare, continuità di rapporto, ascolto reciproco e rispetto delle competenze sono la base delle relazioni durature. Le collaborazioni opportunistiche logorano il sistema; quelle strutturate lo rafforzano.”
Dati, statistiche e numeri: quali trend di mercato emergono oggi in Italia e come possono guidare le scelte di marketing e comunicazione per produttori e distributori?
“I dati confermano che il mercato del vino in Italia sta cambiando struttura. Nel 2024–2025 i consumi interni hanno registrato un calo dei volumi tra il 2 e il 4%, mentre il valore complessivo ha tenuto, segnale di un consumo più consapevole e selettivo. In GDO il vino vale circa 3,1 miliardi di euro, con prezzi medi in lieve crescita, mentre l’export resta un pilastro con oltre 8 miliardi di euro di fatturato annuo. Questi numeri indicano una direzione chiara: oggi vince chi costruisce valore, non chi rincorre i volumi. Marketing, comunicazione ed eventi diventano leve strategiche per dare identità al prodotto, giustificarne il prezzo e creare relazioni solide tra produttori, agenti, distributori e ristorazione. Il futuro del vino passa dalla capacità di trasformare i dati in visione e la visione in fiducia.”
Nei tuoi progetti più recenti — come il Wine Neuro-Engagement Index o le nuove iniziative internazionali — quali insights emergono sull’impatto di sostenibilità, digitalizzazione e neuromarketing sul comportamento dei consumatori?
“Nei progetti più recenti che stiamo portando avanti in Vinoway, come il Wine Neuro-Engagement Index e le nuove iniziative internazionali, emerge un quadro molto chiaro su come stanno cambiando i comportamenti dei consumatori.
Oggi la sostenibilità conta davvero, ma solo se è autentica. I consumatori, soprattutto i più giovani, non si lasciano convincere da slogan “green”: cercano coerenza, verità e rispetto. Premiano le aziende che dimostrano con i fatti ciò che raccontano e che inseriscono la sostenibilità nella propria identità, non solo nella comunicazione.
Il digitale non è più solo uno strumento di promozione, ma uno spazio di relazione. App, video, contenuti social ed esperienze che uniscono online e offline aiutano a creare un legame più profondo con il brand. Quando il digitale viene usato per raccontare, spiegare e coinvolgere, aumenta la fiducia e cresce anche la voglia di scegliere quel vino nel tempo.
Dalle nostre analisi emerge un dato fondamentale: il vino si sceglie con il cuore prima che con la testa. L’etichetta, la storia, il contesto in cui si assaggia un vino influenzano la percezione molto più di quanto si pensi. Il consumatore non cerca solo qualità tecnica, ma un’esperienza che lo rappresenti e lo faccia sentire parte di una storia.
Sostenibilità, digitale ed emozione funzionano davvero quando sono unite. È questa integrazione che trasforma il vino da semplice prodotto a esperienza, capace di creare relazione, fiducia e continuità nel tempo. Ed è proprio qui che oggi si costruisce il valore di un brand del vino.”
Su eventi o masterclass di settore, come andrebbe strutturata la comunicazione prima, durante e dopo l’evento per massimizzare l’engagement di buyer, operatori e appassionati? Quali errori comuni è importante evitare?
“Occorre progettare la comunicazione dell’evento come una strategia integrata e continua: fare contenuti rilevanti, informativi e orientati al valore per i diversi target, capaci di generare relazioni e opportunità reali; non fare comunicazione autoreferenziale, messaggi indistinti o attività limitate alla sola fase promozionale.”
Guardando al futuro del vino italiano, quali strumenti digitali, tecniche di comunicazione o approcci innovativi pensi possano fare la differenza per rafforzare la competitività dei produttori e rendere più efficace il racconto del vino a livello internazionale?
“Queste domande mi hanno fatto particolarmente piacere, perché toccano esattamente il cuore del lavoro di consulenza strategica che svolgo quotidianamente con le aziende vitivinicole; rispondere significa condividere una visione maturata sul campo.
Nel futuro del vino italiano faranno davvero la differenza ecosistemi digitali integrati, non singoli strumenti: piattaforme proprietarie capaci di unire contenuti, formazione, dati e relazione (app, academy, CRM), affiancate da comunicazione esperienziale che vada oltre lo storytelling classico e trasformi il vino in esperienza culturale, sensoriale e relazionale.
A questo si aggiungono neuromarketing, data analysis e personalizzazione dei messaggi, fondamentali per parlare in modo efficace ai mercati internazionali e alle nuove generazioni, e un cambio di approccio: meno autoreferenzialità, più valore condiviso, più network, più visione strategica.
Il vino italiano non deve solo raccontarsi meglio, ma posizionarsi meglio, con metodo, competenza e una leadership comunicativa capace di guidare il cambiamento.”