PAESTUM WINE FEST

Manuale dialogico sulla comunicazione di settore online e offline, la lezione di Chiara Giannotti dagli esordi al futuro sul mondo del vino

di Valentina Taccone e Lucia I. Migliaccio

La comunicazione come esercizio di divulgazione e aggiornamento culturale. Mezzo strategico che costruisce relazione, identità e memoria. Passo dopo passo, professionisti ed operatori di settore sono entrati, in punta di piedi, nell’era dell’instant content, tutti chiamati a raccontarsi in modo coerente, autentico e misurabile. In una profonda job interview, Chiara Giannotti ci aiuta a lucidare l’occhio della mente per esplorare, da ogni angolazione, il punto di vista sulla comunicazione digitale, di come sta cambiando e quali competenze sono oggi imprescindibili e perché valori, storytelling e community sono diventati il vero capitale di un progetto di comunicazione contemporaneo.

Di recente, la comunicazione digital ha subito un cambiamento radicale. Dal punto di vista di Chiara Giannotti, quali sono oggi le tendenze più rilevanti nell’evoluzione della comunicazione digitale, e quali competenze diventano imprescindibili per restare competitivi?

Negli ultimi anni la comunicazione digitale è passata da una logica prevalentemente informativa a una fortemente esperienziale e relazionale. Oggi non vince chi comunica di più, ma chi comunica meglio, in modo autentico,
coerente e coinvolgente.
Vedo tre tendenze principali: centralità delle persone: i volti e le storie reali funzionano più dei brand “freddi” e l’autenticità premia di più della perfezione patinata; micro-contenuti veloci: reel, stories, short video, ma con una regia strategica dietro. Perché contenuti brevi non significa assolutamente superficialità. Anzi. Dai contenuti anche molto brevi ci si aspetta comunque di imparare qualcosa, o di provare un’emozione ( bella o brutta che sia); integrazione onlife: non esiste più separazione netta tra online e offline, l’esperienza è continua. Oggi l’esperienza è unica e continua.
Un evento o un brand iniziano a essere vissuti sui canali digitali, si concretizzano nel momento fisico e continuano a esistere attraverso contenuti, condivisioni e relazioni nel post-evento. Il digitale non è un supporto separato, ma una parte integrante dell’esperienza reale, che la amplifica, la rende memorabile e la prolunga nel tempo. Le competenze imprescindibili sono: content strategy e storytelling (non solo saper pubblicare, ma saper dirigere un racconto); capacità di relazione digitale: community management, tono empatico, ascolto attivo; uso consapevole dell’AI come acceleratore, non come sostituto della creatività umana; data literacy: leggere insight, KPI, comprendere i comportamenti delle community. La vera competenza chiave è la sintesi: trasformare contenuti complessi in messaggi chiari, emozionali, memorabili e possibilmente condivisibili.

Quanto è importante, per un evento, comunicare correttamente il proprio manifesto valoriale? E quali strumenti o metodologia, dal tone of voice allo storytelling, fino ai touchpoint digitali, utilizzerebbe per garantire coerenza tra identità dell’evento e percezione del pubblico?

Il manifesto valoriale di un evento non è un accessorio: è la sua spina dorsale. Senza valori chiari, un evento diventa solo una somma di appuntamenti. Con valori chiari, diventa una narrazione condivisa.
Per garantire coerenza lavorerei su: definizione del purpose (perché esiste questo evento?); tone of voice codificato: formale/informale, tecnico/emozionale, istituzionale/ispirazionale; storytelling coerente: dall’annuncio agli highlights finali; linee guida visive e lessicali per tutti i partner e i relatori; ecosistema di touchpoint: sito, social, newsletter, stampa, esperienza on-site. In poche parole manifesto – messaggi chiave – contenuti – azioni: Ogni touchpoint deve “dire la stessa cosa”, ma con linguaggi diversi”

Chiara Giannotti è un punto di riferimento solido nel settore della comunicazione del vino. Ma a che punto si trova oggi l’Italia in termini di qualità, strategia e innovazione nella comunicazione di eventi, se paragonata ad altri mercati più maturi?

“L’Italia ha enormi potenzialità e un patrimonio narrativo unico, ma è un Paese a due velocità. Da un lato vedo: eccellenze nella comunicazione del vino, del turismo, della cultura, eventi capaci di storytelling internazionale, uso crescente di design, video e format digitali evoluti.
Dall’altro lato: frammentazione, mancanza totale di unione di forze e di intenti, poca cultura della strategia a lungo termine, budget ancora percepiti come costo e non investimento.
Rispetto ai mercati più maturi (USA, UK, Nord Europa), l’Italia è fortissima sulla creatività e contenuto emozionale, ma deve crescere su: misurazione dei risultati, integrazione dati–strategia, project management e visione di sistema.
Stiamo migliorando molto, e velocemente. Mancava la mentalità: ora sta arrivando”

A livello internazionale esistono modelli di comunicazione o strategie di event marketing che l’Italia dovrebbe osservare o da cui dovrebbe trarre ispirazione?
E personalmente, c’è un professionista o un framework comunicativo a cui si è ispirata per costruire il suo stile?
Non è tanto il fatto di guarda all’estero o oltreoceano, quanto al fatto semplicemente di guardarsi intorno spaziando in ambiti anche molto diversi dal vino, come ad esempio, arte, musica, moda, viaggi… in realtà ogni ambito può regalarci preziosi consigli per avere approcci differenti, e strategie di marketing più originali ed efficaci. A volte nel mondo del vino si è legati troppo ai soliti stereotipi, e ci si parla un po’ addosso.
La vera sfida è non aver paura di cambiare, di osare, di intraprendere nuove strade, pur restando fedeli a se stessi. E così è la mia ispirazione, che non si basa su una persona sola singola, ma un mix di spunti da cui lasciarmi ispirare, contaminare.Il mio stile nasce dall’incontro tra competenza tecnica, passione personale e attenzione alla relazione umana”

Nell’era dei social e dell’instant content, come cambia la costruzione della narrativa di un evento?
Quali elementi diventano indispensabili: la content architecture, il real-time storytelling, la crossmedialità?

Oggi la narrativa di un evento non si costruisce solo “il giorno stesso”, ma prima (teasing, backstage, aspettative) , durante (instant content, live experience) e dopo (memoria e community building). Diventa indispensabile una content architecture chiara, che definisca messaggi, formati e tempi, per evitare una comunicazione casuale. Il real-time storytelling permette di catturare l’autenticità di ciò che accade, trasformando i momenti reali in contenuti immediati e coinvolgenti. La crossmedialità, infine, consente allo stesso evento di vivere su più canali con format e linguaggi diversi, raggiungendo pubblici differenti senza perdere coerenza.
In sintesi, oggi un evento non si limita a svolgersi: viene progettato per essere vissuto, raccontato e ricordato attraverso una narrazione dinamica e condivisa.”

Quali strumenti digitali considera imprescindibili per una comunicazione efficace prima, durante e dopo un evento? E, in termini molto operativi, quali sono gli errori più comuni nella comunicazione di un evento e come evitarli per garantire coerenza, engagement e reputation management?

Per comunicare un evento in modo efficace è fondamentale pensare agli strumenti digitali come a un ecosistema integrato, non come a canali isolati.
Gli strumenti imprescindibili sono: prima dell’evento: sito o landing page chiara e aggiornata, social media con un piano editoriale strutturato, newsletter e CRM per creare relazione e aspettativa, strumenti di ticketing e accredito integrati. Durante l’evento: social in tempo reale (stories, reel, live), hashtag ufficiali, produzione agile di foto e video, monitoraggio delle conversazioni e interazione con la community. Dopo l’evento: recap editoriali, aftermovie, caroselli social, newsletter di follow-up, raccolta e valorizzazione degli user generated content.
Errori più comuni e come evitarli: comunicare troppo tardi o in modo frammentato. Serve una strategia definita con largo anticipo! Incoerenza tra linguaggio, visual e pubblico target. È essenziale un’identità chiara e condivisa da tutti gli attori coinvolti. Eccesso di autoreferenzialità: il racconto deve essere centrato sull’esperienza del pubblico e sui partecipanti., non solo sull’organizzatore. Assenza di presidio e risposta sui social. Il community management è parte della reputazione dell’evento. Nessun follow-up post-evento. Senza continuità il valore dell’evento si disperde.
La chiave per evitarli è progettare la comunicazione come parte integrante dell’evento stesso, con obiettivi chiari, contenuti coerenti e un ascolto costante della community, così da costruire engagement e reputazione nel tempo.
Importante inoltre allineare tutti gli attori: organizzatori, sponsor, relatori, stampa e infine misurare e imparare grazie ai KPI, feedback, report finale.
Un evento ben comunicato non finisce quando si spengono le luci della sala: continua nella memoria, nella relazione e nel desiderio di tornare al prossimo appuntamento”